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Il nome Parkour è un neologismo ottenuto mettendo una kappa nella parola francese parcours "percorso". Usando soltanto due parole si potrebbe dire che il parkour è l’arte dello spostamento. Il parkour, abbreviato in PK, è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘80. L'art du déplacement (arte dello spostamento) e le parcours (il percorso) furono i primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento.
Il parkour muove i suoi passi dal metodo naturale di Georges Hébert (un militare francese della fine '800 che ha formalizzato un metodo di allenamento per l'addestramento delle truppe). La sua idea è che il miglior modo per allenare un uomo è farlo esercitare nei movimenti naturali che lui sa fare in situazioni che la natura gli presenta e gli richiede. Il motto dell'Hebertismo è "Essere forti per essere utili". Da questa teoria il parkour nasce come vero a proprio percorso di preparazione atletico/fisico/mentale per rendere l'atleta in grado di muoversi con disinvoltura ed efficienza nell'ambiente urbano e naturale. E' evidente che secondo questa formulazione tutto quello che è spettacolo, coreografia e acrobatica non è parkour. E' la pratica che non comprende acrobazie e punta unicamente sull’efficacia e la velocità dei movimenti. Parlare di parkour vuol dire documentare un universo sensoriale e fisico ancora poco esplorato con l’obiettivo di trasmettere i mille significati ad esso connessi. Questo nuovo movimento dimostra di possedere una sua peculiarità, giacché non è solo pura tecnica, ma è anche fluidità e armonia dei gesti; è arte, l’arte dello spostamento. Richiede autocontrollo, la coscienza delle proprie paure, riflessi e sangue freddo. Il lato mentale si esercita parallelamente all'allenamento del corpo.
Il Parkour è una sfida con se stessi, è il tentativo di oltrepassare i propri limiti, aumentando la consapevolezza nei propri mezzi. Soprattutto se gli ostacoli non sono necessariamente quelli che si vedono. Dal corpo sicurezza e forza si trasmettono alla mente. Il "traceur", letteralmente "colui che traccia", aspira a superare in modo fluido, atletico ed esteticamente valido le barriere naturali o artificiali che si trovano lungo la sua strada (muri, scalinate, gradoni, pareti, pendii, precipizi), affidandosi ad ottime doti atletiche e ad una indispensabile dose di creatività.
Le crew (gruppi) di giovani in cui si ritrovano i traceur non si fermano davanti a nessun impedimento architettonico. Il loro motto è, infatti, spostarsi nello spazio e nel tempo utilizzando gli elementi dell'habitat urbano ….. Il tutto a mani nude, senza nessun aiuto se non quello dell'agilità e del coraggio.
Lo spirito antitecnologico è evidente nella scelta di praticare una mobilità pura. Chi pratica il parkour, si destreggia in salti, evoluzioni, capriole per tracciare nuovi percorsi lontani da quelli che la gente è solita seguire. Ciascuno si avvale della propria immaginazione e delle sue percezioni per arricchire di volta in volta questa attività che non frena il pensiero bensì lo stimola continuamente. Chi pratica Parkour vede la realtà con occhi diversi. “ Se basta camminare farò quattro passi e se serve correre cercherò di non fermarmi; davanti ad ogni ostacolo dovrò impegnarmi a vederlo come un altro appoggio per andare avanti” (Laohu, Il mio limite). David Belle è attualmente il nome più noto del parkour; ha portato l’arte dello spostamento sulla bocca di tutti. La nascita del Parkour ed il suo sviluppo nel mondo Il parkour nasce in Francia circa 15 anni fa grazie a due ragazzi chiamati David e Sebastien che quasi per gioco cominciarono a praticare in un ambiente urbano (precisamente a Lisse, un sobborgo di Parigi) le tecniche apprese giocando da bambini nei boschi della campagna francese. David e Sebastien sono diventati nel corso degli anni David Belle e Sebastien Foucan, i padri fondatori di questa disciplina. Belle e Foucan, due modi complementari di concepire il parkour. Più attento alla tecnica e alla corporeità il primo, focalizzato sull’importanza del messaggio e della filosofia il secondo. La fusione delle due visioni ha sviluppato le basi peculiari della disciplina.
In Francia l’esperienza tracciata dai due pionieri ha dato vita a numerose crew di praticanti, intenti a perseguire gli ideali di libertà, fluidità e precisione per oltrepassare ogni barriera. In Spagna e in Portogallo prevalgono l’esperienza degli Umparkour e dei Parkourpt. Due gruppi giovani ma tutt’altro che inesperti. Situazione molto particolare in Russia. A Mosca e dintorni c’è una grandissima tradizione di parkour. Possiamo tranquillamente affermare che la Russia rappresenta il Paese europeo con più traceur. Il grande successo di questa disciplina è testimoniato dal fatto che anche la PAWA (Associazione Mondiale Parkour) abbia creato una versione del loro sito interamente dedicata ai ragazzi Russi.
Praticare Parkour in ambienti avversi, metereologicamente parlando, è tutt’altro che facile; per questo, le condizioni climatiche rigide del Nord est europeo hanno accresciuto notevolmente la tecnica di questi praticanti, costretti in inverno ad usufruire di strutture al coperto per mantenere la propria forma fisica anche se sempre più frequenti sono filmati in cui si vedono allenamenti molto rischiosi eseguiti su ghiaccio o con neve. Per concludere possiamo affermare che il Parkour si è sviluppato in maniera reticolare in ogni parte del Mondo da quindici anni a questa parte. Il successo di questa disciplina è testimoniato da moltissimi raduni internazionali oltre che da un crescente interesse dei media. Il Parkour non è solo movimento fisico ma anche culturale Le barriere sono intorno a noi ma sono anche dentro di noi e vincolano le nostre azioni e le nostre relazioni. L’ASSOCIAZIONE ITALIANA PARKOUR.IT condivide i valori propri di FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche); superare ogni tipo di barriera è la cosa che accomuna le nostre due associazioni, oltrepassare ogni tipo di ostacolo fisico e mentale. L’associazione Italiana Parkour.it è solidale all’abbattimento di tutte quelle barriere che inibiscano le persone diversamente abili. Giuseppe Trieste, Presidente del Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche , con la sua figura, rappresenta per noi dell’associazione italiana parkour.it un modello di tenacia da prendere come esempio per affrontare in maniera positiva tutti gli ostacoli che la vita pone nel percorso di ognuno di noi. L’associazione Italiana Parkour.it ha sottoscritto un protocollo d’intesa con FIABA lo scorso 23 giugno 2007. L’intero movimento parkour, da noi rappresentato, è sostenitore in qualsiasi attività svolta degli ideali e dei valori sostenuti da FIABA. Per maggiori informazioni: www.fiaba.org I valori sostenuti dal Parkour Il parkour in Italia ha fin da subito preso una via emozionale, basata sui tipici valori del gruppo. Il rispetto, la stima, la voglia di condividere emozioni aiutandosi l’un l’altro, sono soltanto alcuni aspetti di un universo pieno di simili punti fermi che ci guidano nel comprendere al meglio il reale significato della nostra disciplina. Il parkour è un linguaggio di comunicazione, è la capacità di sentirsi liberi, è riuscire a trasformare i blocchi mentali propri di ogni persona in un ostacolo fisico; superare l’ostacolo fisico ci aiuta a superare le barriere mentali. La mappa dei nostri valori si snoda partendo da una parola fondamentale AGGREGAZIONE Questa parola racchiude tutti i seguenti valori, essenziali per il senso che noi diamo al parkour: - AMICIZIA - CORAGGIO - TALENTO - SACRIFICIO - GOLIARDIA - EMPATIA - RISPETTO - POSITIVITA’ - CREATIVITA’ - FORZA - IMPEGNO - GRINTA - ONESTA’ - DETERMINAZIONE |