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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | |||||||||
| Altitudine: | da 0 a 586 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 102,3 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 1143,7 ab./km² | ||||||||
| Comuni contigui: | Gimigliano, Pentone, San Floro, Sellia, Settingiano, Simeri Crichi, Tiriolo, Borgia, Caraffa di Catanzaro | ||||||||
| CAP: | 88100 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0961 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 079023 | ||||||||
| Codice catasto: | C352 | ||||||||
| Nome abitanti: | catanzaresi | ||||||||
| Santo patrono: | San Vitaliano da Capua; copatrono Sant'Agazio | ||||||||
| Giorno festivo: | 16 luglio | ||||||||
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| Sito istituzionale | |||||||||
| « Fu sempre la capitale di tutta la Calabria Ultra, prima che venisse in due parti suddivisa, ed ha tuttavolta i superiori dicasteri provinciali e la gran corte civile per le appellazioni, ch'è una delle quattro di qua dal faro, e che comprende tutte le Calabrie nella sua giurisdizione. Oltre alcuni stabilimenti di beneficenza, evvi una reale accademia delle scienze, ed uno de' maggiori licei regi » | |
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(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1857 )
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| « "Chatacium antiquissimum oppidum et vetustissima graecorum colonia". » | |
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( Polibio, Storie)
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Catanzaro /ˌkatan'ʣaro/ (in dialetto locale Catanzaru /ˌkatan'ʦaru/, Κατανγτζα ριον, Katantza'rion in Greco), detta anche "Città dei tre colli [2], è una città di 94.000 abitanti[1]Calabria, capoluogo della regione e dell'omonima provincia. È il centro amministrativo, burocratico e politico della regione. della
Sede dell'Università degli Studi "Magna Græcia", il secondo ateneo calabrese per numero di iscritti[3], si trova al centro di un area comprendente alcuni comuni costieri da Sellia Marina a Soverato e alcuni comuni della Sila come Gimigliano, Pentone, Zagarise e Sorbo San Basile[4]. per un totale di 156.196 abitanti
Inoltre si prevede la formazione di un area metropolitana, già deliberata dalla Regione Calabria [5], con la città di Lamezia Terme, che comprenderà 10 comuni e porterà alla creazione di un areea integrata che si estenderà dalla costa ionica a quella tirrenica, coinvolgendo oltre 200.000 abitanti.
Nei mesi estivi il litorale ionico da Catanzaro a Soverato è soggetto a importanti flussi turistici, soprattutto giovanili, per la presenza di numerose strutture ricettizie localizzate in particolar modo nei quartieri costieri della città e nelle località di Copanello, Soverato e Montepaone.
Catanzaro è detta anche città delle tre V.V.V singla con cui venivano identificati, sui mercati nazionali ed esteri i velluti, i damaschi ed i broccati provenienti dalla città[6]. Le tre V erano riferite a tre caratteristiche distintive ovvero:
"V" di San Vitaliano il santo patrono della città;
"V" di Velluto in quanto importante centro serico fin dai tempi dei Bizantini;
"V" di Vento in quanto è costantemente battuta da continue brezze provenienti dal mare e dalla Sila.
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Catanzaro si trova in posizione centrale rispetto alla regione Calabria. Si affaccia sul golfo di Squillace, nel mar Ionio, dove secondo alcuni studiosi[7] si trovava il porto del regno dei Feaci, dove, secondo Omero [8], Ulisse fu accolto e raccontò la sua storia . È situata nell'istmo di Catanzaro[9], la striscia di terra più stretta d'Italia, in quanto soli 30 km separano il mar Ionio dal Tirreno.
Il territorio comunale si estende dal mare fino a un'altezza di circa 600 metri. Comprende una zona costiera sul mar Ionio che ospita 8 km di spiaggia e un porto turistico, le colline retrostanti solcate dalla valle della Fiumarella (che anticamente si chiamava fiume Zaro) sede di un forte sviluppo urbanistico, infine i tre colli: del Vescovado, di San Trifone (o di San Rocco) e di San Giovanni (o del Castello) su cui sorge il centro storico della città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. Per la sua particolare orografia il territorio comunale è bagnato dal mare, ma soggetto a costanti fenomeni nevosi d'inverno.
I corsi d'acqua principali sono il torrente Fiumarella (nel dialetto locale Hjiumareddha, anticamente detto Zaro), nel quale confluisce il torrente Musofalo, il torrente CoraceCrotalo) il maggiore in termini di portata d'acqua che delimita il confine comunale a sud e il torrente Alli che delimita il confine comunale a nord. Per loro natura i corsi d'acqua sono a carattere torrentizio ed hanno una scarsa portata nella maggior parte dell'anno, mentre si gonfiano dopo le piogge. (anticamente detto
| Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Catanzaro. |
| « Trovare un amico è così raro come un giorno senza vento a Catanzaro. » | |
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(antico detto catanzarese)
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Il clima di Catanzaro è tipicamente mediterraneo, è di tipo tipo temperato, caratterizzato dalla presenza costante di fenomeni ventosi anche di forte intensità nei mesi primaverili ed autunnali.
In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,9°C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,5°C.
Il clima, come detto, è segnato dalla presenza del vento, anche di forte intensità, soprattutto nei mesi primaverili ed autunnali. L'intesità media annuale è di circa 4 nodi con picchi che sfiorano la media di 6 nodi nei mesi di aprile e maggio caratterizzati da forti venti di scirocco e libeccio.
Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 1.000 mm e si distribuiscono mediamente in 87 giorni, con un prolungato minimo estivo e un picco tra l'autunno l'inverno. [10].
| CATANZARO | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Temp. max. media (°C) | 11.5 | 11.7 | 13.2 | 16.1 | 20.9 | 25.0 | 27.8 | 28.1 | 25.1 | 20.5 | 16.3 | 13.2 | 19.1 |
| Temp. min. media (°C) | 6.3 | 6.6 | 7.7 | 10.0 | 14.2 | 17.9 | 20.3 | 20.9 | 18.2 | 14.3 | 10.8 | 7.8 | 12.9 |
| Piogge (mm) | 144 | 118 | 114 | 68 | 39 | 20 | 13 | 17 | 51 | 120 | 119 | 172 | 995 |
| Giorni di pioggia (≥ 1 mm) | 11 | 10 | 10 | 9 | 5 | 3 | 2 | 2 | 6 | 8 | 9 | 12 | 87 |
| Venti (dir.-nodi) | NW 3.3 |
SE 3.4 |
SE 4.6 |
SE 5.8 |
SW 5.3 |
SW 4.7 |
SW 2.7 |
SE 2.8 |
E 4.5 |
E 5 |
SE 3.3 |
NW 2.5 |
4 |
| Per approfondire, vedi la voce Storia di Catanzaro. |
| « "L'intiera terra fra i due golfi di mari,il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace], fu ridotta
sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza. Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando italo si fu impadronito di questa terra dell'istmo, ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città". » |
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( Antioco di Siracusa V secolo a. C.)
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Alcune ipotesi fanno risalire l'origine di Catanzaro a un'antica colonia greca nel luogo che inseguito divenne l'antica Scolacium oppure ritengono che sia sorta sulle rovine dell'antica città di Trischines. Altre ipotesi più accreditate individuano la fondazione da alcuni insediamenti posti in ordine sparso nella zona dell'attuale Catanzaro Marina, Tiriolo (anticamente Teura), Santa Maria di Catanzaro, sul colle Trivonà (Trischines) e lungo la valle del Corace che formavano l'antica "Terra dei Feaci". E proprio alla foce del torrente, secondo la leggenda Ulisse fondò l'antica Skilletion. Di recente ritrovamento nel quartiere Germaneto lungo la valle del Corace, una necropoli greca del V secolo a.C. e una antico centro romano[11]. Dai ritrovamenti archeologici, emerge che l'attuale territorio comunale era compreso nell'area abitata fin dall'età del ferro, dalla popolazione dei "Vituli" così chiamati perché adoratori del simulacro del vitello, che i greci ribattezzarono "Italoi" (adoratori del vitello) e governati dal famoso re Italo (dal quale in seguito prese il nome tutta la penisola italiana), fratello di Dardano progenitore dei troiani. Secondo la leggenda due condottieri bizantiniCattaro e Zaro condussero le popolazioni rivierasche della città magno-greca di Skilletion o Skillakion, corrispondente alla romana Scolacium (nei pressi dell'odierna Catanzaro Marina), prima sullo Zarapotamo (oggi Santa Maria di Catanzaro) poi successivamente sul Trivonà, in una un fortezza militare (secondo alcune ipotesi già esistente da qualche secolo nel luogo che attualmente è il quartiere che porta il nome di Grecìa). La scelta territoriale sarebbe stata legata alle continue incursioni saracene, che spinsero a spostare l'abitato in zone più elevate. Tale fondazione è attribuita tradizionalmente alla seconda metà del IX secolo, per decisione del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, dal quale avrebbe inizialmente preso il nome di "Rocca di Niceforo". Il passaggio da fortezza a centro urbano vero e proprio avvenne ad opera del generale Flagizio che avviò la costruzione di una cittadella, di un recinto fortificato e infine la sistemazione di cisterne e provviste di grani. Potenziato dall’accentramento di popolazione, prese forma urbana ed in seguito fu incastellato e assunse la denominazione di Katantzárion, con il permesso dell'Imperatore ottenuto da Flagizio. Secondo alcune ipotesi, proprio da questo periodo che vide lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta importata dall'oriente e delle coltivazioni di gelso, deriva il nome attuale della città dal termine greco "Katartarioi", ovvero filatori di seta.
Agli inizi del X secolo la città bizantina fu occupata di notte dai Saraceni, che vi fondarono un emirato[12] e prese il nome arabo di Qatansar. La presenza araba è testimoniata da ritrovamenti ottocenteschi[13] di una necropoli che restituì oggetti con iscrizioni arabe.
Intorno al 1000 Catanzaro si ribellò al dominio Saraceno, tornando per un breve periodo nuovamente sotto controllo Bizantino. Nel 1967 fu l'ultima città calabrese, dopo mesi di resistenza a cadere sotto l'assedio dei Normanni di Roberto il Guiscardo che eressero il Castello Normanno. In quest'epoca conobbe una fioritura di arti e dei mestieri, e in particolare la lavorazione della seta, con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali.
Alla metà del XIII secolo l'imperatore Federico II fece di Catanzaro un diretto possesso della corona. In seguito la città fu feudo delle famiglie Ruffo, Caraffa e Soriano. Per farne un centro di dominio, i Normanni l'elessero a Contea, conferendola a Pietro Ruffo, grande marescalco di Federico II. Ma da questi perduta nelle sue lotte contro Manfredi, ritornò ai Ruffo, la città, quando Carlo I d'Angiò la donò al secondo Pietro Ruffo, nipote del precedente, suo generale nella guerra del Vespro. Per quattordici anni, ad opera del Re Ladislao, rimase nel demanio regio. Nel 1420, ritornò a Nicolò Ruffo, che la diede in dote alla figlia Enrichetta che andava sposa ad Antonio Centelles. In seguito alla ribellione di costui che fomentò le plebi rurali, Alfonso I ne fece di nuovo una città demaniale. Per cui pochi anni dopo (1460) si accese nuova guerra durante la quale Catanzaro trucidò i partigiani di Centelles. Ritornata la pace, la città ebbe concessi nuovi privilegi che favorirono enormemente l'affermarsi della sua industria della seta, per cui i suoi damaschi andavano noti in tutta Europa. Da quel tempo Catanzaro acquista sempre più l'aspetto e l'importanza di quieta città aristocratica ed artigianale. Tuttavia questa condizione le conferisce l'energia di comportarsi eroicamente, nel 1528, e di resistere all'assedio posto dai francesi, meritandosi da Carlo V il titolo di "Fedelissima" e l'autorizzazione a fregiare il prorio stemma con l'aquila imperiale. L'importanza economica, ma soprattutto militare portò, pochi anni dopo, nel 1593 la città ad essere nominata capoluogo della provincia Calabria Ulteriore, ruolo che detenne per oltre 220 anni fino al 1816[14], anno in cui avvene la divisione amministrativa della provincia.
Catanzaro ha avuto differenti nomi, che corrispondono alle diverse epoche storiche attraversate dalla città:
È la principale della regione con competenza sulla provincie di Catanzaro, di Cosenza, di Crotone e di Vibo Valentia e parte della provincia di Reggio Calabria. Fu inaugurate nel 1809 con decreto 29 maggio 1809 n. 381 da parte del re Gioacchino Murat. Nel 1817, dopo la restaurazione BorbonicaFerdinando I. L'antica e definitiva denominazione fu ripristinata dopo lunità d'ItaliaEugenio di Savoia. Precedentemente già dal 1606 esisteva a Catanzaro la Regia Udienza con sentenza del consiglio Collaterale che vi stabilì definitivamente la sua sede il 6 aprile 1606 proclamendo che "la Regia Udienza non dovevasi più muovere da Cathanzario e che in perpetuum vi Rimanesse". assunse la denominazione di Gran Corte Civile per volere di re con decreto del 17 febbraio 1861 da parte di
| Per approfondire, vedi la voce Seta. |
| Il segreto di Catanzaro |
| Perché l'arte della seta si sia sviluppata solo a Catanzaro è un mistero ancora irrisolto, cosiderando il fatto che a quei tempi tutto il meridione d'Italia era sotto dominio Bizantino.
Alcuni studiosi ritengono che il significato stesso del nome primitivo della città, Katantzárion, potrebbe essere fatto risalire al verbo greco Katartizen, il cui significato è preparare, confezionare ed anche lavorare e denota chiaramente l’azione che appartiene ad un qualche processo preparatorio, con riferimento ad un luogo segreto(ant) posto sotto (katà) le terrazze (anzar) di un monte. Laggiù (Katacì) oltre il fiume Zaro, il cui accesso, consentito solo a chi conosceva il posto, era controllato dalla porta di Stratò, su cui erano presenti tutte le risorse ambientali per l'impianto di un opificio, l’acqua necessaria in tutte le fasi della lavorazione, il vento per allontanare il cattivo odore, il sole per asciugare la seta. In quel luogo occulto, gli artigiani (Katartarioi) esercitavano la trattura della seta grezza (Katarteon sericon) e con le loro “segrete invenzioni” per la filatura e la torcitura, preparavano il prezioso filo di seta (Katartizein metaxa). La presenza di una tale struttura ovvero uno stabilimento imperiale (risalente alla prima colonizzazione), con manodopera qualificata e speciali attrezzature tecniche, nel quale potrebbero essere confluiti sia gli artigiani espulsi dalle corporazioni e mandati in esilio, sia schiavi orientali giustificherebbe lo sviluppo e la successiva affermazione dell'Arte della seta nella sola Catanzaro, dove più profonde erano le radici bizantine. |
| « Hora godendo Catanzaro una perfettissima quiete diedesi alla coltura delle piante sudette, appellate Celsi, o come altri dicono Mori, e col beneficio dell'acque, che l'irrigavan, crebbero in breve con le foglie poi delle quali comincionsi a nutrir il Verme; indi da gusci del detto a cavar nell'acqua bollente la seta; con la pratica d'alcuni Orienteli nella Citta' commoranti imparando molti la testura di quella, ne fecero drappi di varie sorti; onde in modo vi si stabili' l'Arte » | |
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(Memorie Historiche)
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Sulla base di questo testo, si ritiene che l'Arte della Seta sia stata introdotta a Catanzaro nel 1072, da una casta di Orientali che abitava la città. Secondo una tradizione catanzarese, sia il gelso che il baco sarebbero stati introdotti in Europa, proprio in quel secolo che vide la nascita della città e alcune ipotesi fanno derivare il nome stesso della città dal termine "Katartarioi" ovvero "filatori di seta". È certo che i primi centri europei dove si lavorò la seta, tra la fine del IX e i primi anni del X secolo d.C., sono italiani, per l’esattezza Catanzaro e Palermo. La spiegazione è abbastanza intuitiva: la prima era sotto il dominio dei bizantini, mentre la seconda era araba e, quindi, tutte e due strettamente legate a culture orientali allora molto forti. Agli inizi del Quattrocento, sotto il dominio aragonese si ebbe un ulteriore periodo di sviluppo, dovuto all'antica tradizione della lavorazione e del commercio della seta. Nel 1519 Re Carlo V privilegiò la città con gli Statuti dell'Arte della Seta, ottenuti 8 anni prima di Firenze[15], che portarono molti artigiani ad essere chiamati in Francia a Tours quando il re Luigi XI decise di istituire nei propri domini la manifattura della seta. Il primo telaio meccanizzato che comparve in quel periodo fu detto "di Giovanni il Calabrese".
Quando gli Ebrei vennero banditi da tutti i territori dominati dalla Spagna, anche la tradizione manifatturierà declinò, in quanto opera prevalentemente di questa popolazione. Ne resta traccia nel quartiere tuttora chiamato Filanda, dove anticamente erano ubicati i laboratori per la tessitura e la filatura della seta.
Quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, la città dimostrò la propria fedeltà alla Corona. Nel 1528 il francese Odet de Foix de Lautrec fu incaricato dal re Francesco I di conquistarla al Regno di Francia. Perciò inviò in Calabria due contingenti, al comando rispettivamente di Simone Tebaldi, conte di Capaccio, e di Francesco di Loria da Tortorella. Ad essi si associarono diversi nobili calabresi come il Marchese di Crotone e pugliesi come il Marchese di Taranto parteggianti per la Francia che formarono un esercito di circa 35.000 uomini. Il Viceré della Provincia di Calabria Ulteriore, Don Pedro d'Alarcon de Mendoza, con 11 mila uomini forniti dai nobili rimasti fedeli alla Corona, organizzò la difesa della Calabria UlteriorePiazza d'Armi e Comando Generale delle operazioni. eleggendo la città di Catanzaro, considerata inespugnabile,
La città venne invano assediata per settimane, nonostante la netta inferiorità numerica, i catanzaresi resistettero eroicamente fino al 28 agosto 1528 dopo la vittoria, l'Imperatore le concesse il diritto di utilizzare come suo simbolo l'Aquila imperiale, recante sul petto uno scudo rappresentante i tre colli della città sormontati da una corona, e reggente col becco un nastro azzurro col motto Sanguinis Effusione . Nello stesso periodo a Catanzaro fu concessa l'esenzione dai tributi regi e la facoltà di battere moneta, del valore di un carlino. Le monete provenienti da Catanzaro recavano su una faccia la scritta "OBSESSO CATHANZARIO" e sull'altra "CAROL. V S IMP".
| « Fa la città per la sua impresa un'aquila imperiale con la testa rivolta a destra, armata di corona, con le ali e coda sparse, in atto di sollevarsi a volo, nel di cui seno, che forma uno scudo, vi sono tre monti in campo vermiglio, sopra dei quali vi è una corona; tiene l'aquila col becco una fascia, nella quale sta questo motto delineato: "Sanguinis effusione" per dimostrare che col sangue dei suoi cittadini, mai sempre sparso, in servigio della Cattolica Corona, ha quell'aquila meritato, che le concesse la sempre gloriosa memoria dell'imperatore Carlo V per aggiungerla alla sua antica insegna » | |
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(Vincenzo D'Amato, Memorie historiche dell'illustrissima, famosissima, fedelissima città di Catanzaro, 1670)
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L'elemento centrale dello stemma della città è l'aquila imperiale accordata da Carlo V; lo stemma è completato da uno scudo che riproduce i tre colli su cui si erge la città e da un nastro azzurro, stretto dal becco dell'aquila, su cui è riportato il motto "Sanguinis effusione" ("spargimento di sangue"), motivato dalle perdite riportate in varie battaglie dai combattenti catanzaresi.
Il 1461 fu un anno sanguinoso per la città. Da tempo il potente Marchese Centelles, uomo avido e violento che tiranneggiò in modo spietato sulla città, appoggiato da vari nobili dell'epoca, cercava di organizzare una rivoltà contro il sovrano Carlo V.
I primi mesi del 1461 furono particolarmente spietati, per timore di essere scoperto, il Marchese non esitava a far imprigionare o giustiziare chiunque destasse sospetto ai sui occhi. La pazienza dei catanzaresi terminò l'8 maggio 1461 quando la città intera si ribellò al feudatario tiranno. Durante la notte un gruppo di cittadini tentarono un assalto al castello in cui viveva il Marchese. La notizia si sparse rapidamente in tutta la città dando vita alla sommossa che costrinse il Marchese Centelles alla fuga. Durante gli scontri scoppiò un grande incendio nel quartiere Paradiso adiacente al castello, ma le fiamme (secondo la leggenda per intercessione di San Vitaliano) furono miracolosamente deviate dal mutare del vento contenendo il numero di vittime ed evitando che il fuoco si propagasse all'interno della città. In seguito a questo evento l'antico rione Paradiso fu ribattezzato con il nome, che tutt'ora detiene, di Case Arse.
| Per approfondire, vedi la voce Brigata Catanzaro. |

| « … nella Brigata Catanzaro fatalmente si muore, speranza non c’è » | |
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( Attilio Frescura)
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Si formò a Catanzaro nel quartiere Lido, sotto il comando del Colonnello Ferella Gaetano, nei primi mesi del 1915. Pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra il reggimento era stanziato in Friuli e faceva parte della Terza Armata (Armata del Carso), agli ordini di Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta. Ebbe il battesimo del fuoco partecipando con la Brigata Sassari all'assalto del Trincerone di Bosco Cappuccio che riusci a conquistare con slancio ammirevole. In seguito fu impiegata come brigata d’assalto, in tutte le battaglie dell’Isonzo, fu una delle più valorose e sfruttate Unità dell’Esercito italiano. Formata per lo più da Calabresi (circa 6.000), comprendeva il 141° e 142° Reggimento fanteria Ordine Militare d'Italia (già Ordine Militare di Savoia). Fu protagonista dell’episodio del recupero dei cannoni italiani caduti in mano nemica, dopo un furibondo combattimento in cima al Mosciagh (Altopiano dei Sette Comuni) che si svolse nella notte tra il 27 ed il 28 di Maggio. L'ardita impresa fu marcata dalla differenza di armamento che c'era tra la Brigata italiana e i corrispettivi austriaci. Fu inseguito a questo evento che nacque il nuovo motto della Brigata Catanzaro:
| « Su Monte Mosciagh la baionetta ricuperò il cannone » | |
Lo stesso Cadorna dopo quell'operazione scrisse:
| « … Pure, fra tante angosce, una sensazione si faceva strada in me. Era, in principio, assai incerta e debole, e poteva apparire più illusione che speranza. Ma, dal 27 al 28 di maggio mi era parso, a un tratto, che fosse finita per gli austriaci la fase bella del tentativo, l’avanzata irresistibile, quella che ogni giorno ci apriva una ferita di più nella carne … » | |
Fu proprio dopo quest'episodio che la Brigata ricevette la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare.
La rivolta della Brigata del 16 luglio 1917
La brigata Catanzaro, come tante altre, aveva avuto i suoi giorni in linea (23 e 24 maggio) e pur con perdite notevoli era stata ricondotta in trincea (Hermada) 10 giorni dopo. Ritirata nuovamente a Santa Maria La Longa, paesino della bassa friulana il 24 giugno (64% gli effettivi) si paventò da subito un suo reimpiego. Il malcontento divampo tra i soldati, privati del riposo che spettava loro di diritto. Il parroco del paese aveva avuto sentore che qualcosa si andava tramando, dai discorsi fatti nelle osterie. Credette suo dovere mettere sull’avviso il comandante della Brigata, ma fu tranquillizzato dal fatto che quelle erano ritenute normali lamentele. Quando di lì a qualche giorno la Brigata ricevette l’ordine di tornare al fronte, la sommossa divampò. Alle 22.30 del 15 luglio, con un violento fuoco di fucileria, razzi multicolori ascesero il cielo per dare il segnale della rivolta ad altre Brigate. Viene dato l’allarme al Comando Supremo a Udine. Nel cuore della notte gruppi di artiglieria, carabinieri e squadroni di cavalleria circondano la Brigata Catanzaro.
Verso le 3.00 del mattino la rivolta è spenta. Si istruì il processo per direttissima a seguito del quale 28 militari furono condannati a morte, passati per le armi e gettati in una fossa comune. Qualche ora dopo, sotto buona scorta la Catanzaro fu rispedita nella bolgia. Lungo la strada altri dieci vennero condannati e fucilati per insubordinazione di fronte al nemico. Facevano parte di quei 114 uccisi con esecuzione sommaria.
Così Gabriele D'Annunzio commento l'accaduto:
| « "Di spalle al muro grigio furono messi i fanti condannati alla fucilazione, tratti a sorte dal mucchio dei sediziosi……Siete contadini. Vi conosco alle mani. Vi conosco al modo di tenere i piedi in terra. Non voglio sapere se siete innocenti, se siete colpevoli. So che foste prodi, che foste costanti. La legione tebana, la sacra legione tebana, fu decimata due volte. Espiate voi la colpa? O espiate la patria contaminata?……Il Dio d'Italia vi riarma e vi guarda." » | |
| Per approfondire, vedi la voce I tre colli di Catanzaro. |
| Per approfondire, vedi la voce Antichi rioni di Catanzaro. |
A causa della situazione orografica l'espansione urbanistica della città si è avuta soprattutto dopo la seconda guerra mondiale: verso nord sono sorti i quartieri San Leonardo, Bellamena e Stadio, e quindi, lungo la strada per la Sila, quelli di Pontepiccolo, Pontegrande, Piterà e Sant'Elia. L'espansione urbana si è sviluppata, mediante la costruzione di nuovi ponti verso est con i quartieri Siano, Campagnella e Cava e verso ovest con il quartiere Gagliano.
Negli ultimi 20 anni l'abitato si è espanso verso la costa, lungo la valle della Fiumarella e del Corace, verso i quartieri di Sala, Santa Maria, Pistoia, Corvo, Lido e Giovino e intorno a preesistenti piccole frazioni che sono state inglobate nella città, come il quartiere Mater Domini.
Con il recente sviluppo urbanistico si sta delineando un modello di città "tripolare" organizzata per funzionalità, in cui il centro cittadino rimarrà polo d'indirizzo politico e organizzativo, il quartiere Lido centro turistico e il nuovo quartiere Germaneto centro universitario e direzionale.
| Anno | Qualità della Vita (Sole 24 Ore) | Tenore di vita (Sole 24 Ore) | Ecosistema Urbano (Legambiente) | Ordine pubblico (Sole 24 Ore) |
|---|---|---|---|---|
| 2004 | 86° posizione | 90° posizione | 91° posizione | 41° posizione |
| 2006 | 85° posizione (+1) | 90° posizione | 98° posizione (-7) | 36° posizione (+5) |
Abitanti censiti 
| Per approfondire, vedi la voce Dialetti calabresi. |
| « ...a Catanzaro le campane fanno ttin tton » | |
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(detto calabrese)
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Il dialetto catanzarese è di tipo siciliano, distinguendosi sia da quello cosentino (di tipo napoletano), sia dal dialetto reggino, anch'esso di tipo siciliano ma con maggiore influenza greca.
Proprio per la sua posizione centrale, l'istmo di Catanzaro, fa da linea di demarcazione tra queste due aree presentando una forma linguistica con caratteristiche autonome e nello stesso tempo influenzata da entrambe. Per quanto riguarda la pronuncia l'eredità lasciata dal greco è evidente nella pronuncia aspirata della lettera f accompagnata dalle vocali che trasformano ad esempio fi in hi e quindi fiato in hiatu, mentre dal latino la pronuncia marcata delle lettere t,d e p (molto simile al sardo) e la presenza della lettera u in chiusura di parola in sostituzione della o esempio torno si trasforma in tornu. Molto utilizzata tra la popolazione cittadina l'espressione dialettale Jamma Ja a scopo esortativo, equivalente all'espressioni imperative avanti! - andiamo!, derivata dal termine greco Yagma Ya utilizzato per comandare le cariche in battaglia.
Catanzaro con un reddito pro-capite di 15.973[16] € annui è il capoluogo di provincia calabrese con il reddito più elevato. L'economia è stata caratterizzata da periodi di forte sviluppo alternati a fasi di declino. Agli inizi del secolo è sede del "primo congresso eucaristico" della regione oltre ad essere un punto di riferimento commerciale e industriale, risalgono a questo periodo la nascita di numerose fabbriche, situate nella zona sud, come la "Tonnina" (produzione del tannino) di proprietà francese, la "Ladoga" e la "Gaslini" oltre ad altre fabbriche situate nelle zone di Santa MariaFiera Campionaria del meridione. Attualmente l'economia è incentrata nei settori dei servizi telematici alle imprese e alle amministrazioni pubbliche. Il settore della pubblica amministrazione fa registrare il più alto numero di adetti, seguito da quello dei servizi. Il settore industriale è per lo più rappresentato da aziende di media e piccola dimensione incentrato su produzioni per il mercato locale e nazionale (esempi di aziende catanzaresi degne di nota sono: Guglielmo Caffè, Telespazio Tv, RTC Telecalabria, Cal.Me, SIARC, AZ spa distributore del marchio Sidis per la Calabria. Di recente costruzione la centrale di turbogas della Edison situata all'entrata della città in prossimità del torrente Alli. Catanzaro è il principale mercato agricolo della regione, sede del COMALCA (Centro agroalimentare regionale) ed è anche un importante centro alimentare con numerosi oleifici, pastifici e distillerie. e Sala. Durante la seconda guerra mondiale si assiste ad un declino economico dovuto alla chiusura della maggior parte della precedenti attività produttive. Nel dopoguerra inizia un forte ripresa, in questo periodo è sede della prima
| Settore | Industrie | Servizi | Amministrazione | Altro |
|---|---|---|---|---|
| Numero di imprese | 1.151 | 2.716 | 633 | 2.227 |
| Adetti per settore | 5.048 | 5.577 | 26.673 | 7.314 |
| Percentuale sul totale | 11,32% | 12,50% | 59,79% | 16,39% |
L'attuale Duomo sorge nel sito della prima cattedrale, eretta nel 1121 in epoca normanna e dedicata a Santa Maria Assunta e agli Apostoli Pietro e Paolo. La chiesa venne fortemente rimaneggiata nel 1511 con una facciata rinascimentale, che crollò a causa del terremoto del 1638. Distrutta dai bombardamenti nell'agosto del 1943 venne ricostruita.
Santissimo Rosario: sorto alle spalle della cattedrale, presenta una facciata rinascimentale e interno a navata unica, coperta da volta a bottetransetto e quattro cappelle per lato; all'incrocio tra navata e transetto si eleva una cupola priva di tamburo. La costruzione risale al XVXVI secolo, con numerosi rifacimenti, dovuti ai danni dei terremoti del 1638, del 1783 e del 1832, dopo il quale era rimasta chiusa fino al 1891. È annessa la Congrega del XVII secolo con intagli lignei e stucchi. lunettata, con o
San Rocco, settecentesca, presenta navata unica e cappelle laterali e conserva stucchi decorativi e affreschi moderni.
La basilica dell'Immacolata, dedicata alla patrona della città, era sorta inizialmente come chiesa dedicata alla Trinità nel 1254. Rimaneggiata tra il 1750 e il 1763con l'aggiunta delle navate laterali e la cupola. Tra il 1783 e il 1833 svolse le funzioni di cattedrale, essendo stato il Duomo" danneggiato dal terremoto. La facciata venne ricostruita nel 1913 e venne rimaneggiato anche il campanile. Ha tre navate con cappelle gentilizie e transetto.
Sant'Omobono risale probabilmente all'XI-XII secolo.
Santa Maria del Carmine, situata nel rione Grecîa fu edificata nel XVII secolo e rimaneggiata nel secolo seguente, presenta una facciata modificata nel XX secolo e l'interno a navata unica con cappelle laterali. La chiesa era annessa all'omonimo convento carmelitano ed all'oratorio del sec. XVII.
Santa Teresa, o dell'Osservanza, con l'annesso convento, secondo la tradizione sarebbe sorta in luogo di una precedente cappella, dedicata alla Madonna della Ginestra. All'interno vi si aprono la cinquecentesca cappella del Santo Sepolcro, che ospitava reliquie della Terra Santa, e la cappella del Santissimo Crocefisso. Conserva la statua della Madonna delle Grazie, opera di Antonello Gagini.
San Giovanni, sorse sull'elevazione maggiore della città, in corrispondenza dei resti dell'antico castello tra il XV e il XVI secolo e venne rimaneggiata nel Seicento; in seguito venne aggiunta la scalinata ottocentesca. All'interno presenta navata unica, cappelle laterali comunicanti e transetto.
La chiesa Monte dei Morti e della Misericordia, seicentesca, presenta un ricco portale barocco al centro della facciata e interno a croce greca, con incrocio coperto da una cupola priva di tamburo, e cappelle laterali.
La chiesa Santa Maria di Portosalvo costrutita agli inizi dell'ottocento è dedicata alla patrona dei pescatori e delle vittime del mare, L'interno è a croce greca con un unica navata.
Fontana monumentale Il Cavatore.
L'Ancora Imponente monumento ai caduti del mare situato sul lungomare. È composto da una struttura in cemento di 10 mt su cui è "poggiata" una grande "ancora" di bronzo alta circa 6 mt.
A Gutta Situata sul lungomare è una boa circolare (6 mt di diametro), usata per l'attracco dei pescherecci, che si disperse dopo una grande mareggiata negli anni '70. Il ritrovamento è avvenuto nel 1994; è stata ristrutturata e ora arricchisce uno spazio a verde adiacente il lungomare.
Monumento al Generale Stocco La statua in marmo del 1898 dello scultore Francesco Scerbo sita in piazza Osservanza creata in onore del generale garibaldino Francesco Stocco
Statua dell'Assunta La statua è istallata su un alto piedistallo situato nella cima del campanile dell'omonima basilica è dello scultore calabrese Giuseppe Rito.
Statua ai caduti della grande guerra situata in piazza Anita Garibaldi riporta i nomi dei caduti catanzaresi della Grande Guerra. È alta circa 6 mt è raffigura un angelo in marmo con il volto in bronzo di un soldato.
Il teatro Politeama, situato nel centro storico, è stato inaugurato nel 2002, su progetto di Paolo Portoghesi. Occupa lo spazio dove si trovava l'omonimo cinema e teatro costruito negli anni Trenta e un vicino mercato coperto della stessa epoca. Il palcoscenico è uno dei più avanzati in Italia dal punto di vista tecnologico ed è il "cuore" del teatro: largo 22,30 m. e profondo 20 m., ha un'altezza di 30 m.. La sala centrale a forma di ferro di cavallo, intorno a cui si articola l'edificio, riprende la tradizione del teatro classico all'italiana. Lo spazio disponibile è di 53.000 m3 e di 5.700 m2.
Conosciuto come Ponte di Catanzaro, è considerato uno dei simboli della città. Si tratta di un viadotto stradale ad unica carreggiata, costruito su una sola arcata, che collega il centro storico di Catanzaro con il rione De Filippis situato dall'altro lato della valle sulla Fiumarella. Fu costruito su progetto dell'ingegnere Riccardo Morandi e per questo è anche conosciuto come Viadotto Morandi. Il ponte è il più alto d'Europa ed il terzo al mondo tra quelli ad una sola arcata.
Misure:
Situato nel Parco della Biodiversità Mediterranea, presenta una vastissima collezione di armi, equipaggiamenti militari e mappe d'epoca dal 1600 fino alla seconda guerra mondiale. Tra le caratteristiche del museo è la riproduzione delle trincee, con effetti sonori che riproducono le ambientazioni della Grande Guerra.
Polo museale multifunzionale sviluppato su tre piani.
Contiene collezioni di monete, vari reperti ed una raccolta di materiale preistorico.
Voluta dall'artista catanzarese Mimmo Rotella, inventore del decollage, si pone come obiettivo la divulgazione e la promozione dell'arte contemporanea.
Un ampio edificio stile medioevale ospita la collezione di preziose carrozze del barone De Paola utilizzate per le riprese di numerosi film italiani e stranieri tra cui Via col vento, annesso all'edificio si trova un'altro museo sulla civiltà contadina.
Contiene vari cimeli, biffettiere, armi dell'epoca garibaldina e delle guerre d'Africa e di Spagna, carte cospirative, i diari di guerra e i documenti mazziniani. Sito nei locali concessi dal Comando Militare Esercito "Calabria".
Presenta collezioni di attrezzature e documentazioni della lavorazione e della commercializzazione della seta.
Raccoglie le opere in gesso e marmo del famoso scultore Francesco Jerace.
Presso l'Arcivescovado, con opere provenienti dal Duomo e da altre chiese.
| Villa Margherita | ||||
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Dal punto di vista urbanistico, ed in “chiave” moderna, la realizzazione della Villa comunale, rappresenta il primo intervento di riqualificazione urbana operato nella città di Catanzaro. Il primo giardino pubblico della città, in occasione della visita della Famiglia reale, venne intitolato alla regina Margherita il 21 gennaio 1881. L’epigrafe, sistemata all'ingresso sulla facciata del Museo provinciale, così ricorda l’evento:
Oggi, le eccezionali caratteristiche naturalistiche ed ambientali di “Villa Margherita” risultano protette. Con D.M. 10 gennaio 1972, infatti, la zona comprendente la “Villa”, nonché le aree ed i fabbricati ad essa circostanti, sono stati dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi della L. 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali. |
È la seconda università calabrese per numero di iscritti (è imperniata sulle facoltà principali di medicina, ingegneria ,farmacia e giurisprudenza) ed è un centro oncologico d'eccellenza.
Istituita con D.P.R. n° 1162 del 30.10.1972, ha una bacino d'utenza che comprende le provincie di Vibo Valentia, Crotone e Cosenza. L'istituto è composto da 11 dipartimenti.
Istituito all'interno dell'università conta 400 posti circa ed è dotato di avanzate tecnologie per la lotta ai tumori. È inoltre un centro oncologico d'eccellenza
Fondato nel 1912 è un istituto aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale è tra i 15 seminari regionali esistenti in tutta Italia per la formazione di nuovi sacerdoti.
Sede distaccata del conservatorio musicale F. Torrefranca di Vibo Valentia
Con l'istituto Silvio D'amico di Roma e la scuola civica parificata Paolo Grassi di Milano è il terzo polo artistico nazionale. I corsi sono di durate triennale, alla fine dei quali dopo aver superato un esame, viene rilasciato il diploma di attore professionista riconosciuto in tutta Italia e nei paesi dell'Unione Europea
Istituto per la ricerca, la formazione e l'innovazione educativa. Opera in collaborazione con il MIUR e l'Unione Europea
L'offerta formativa comprende tre corsi di laurea in Giurisprudenza, Economia e Scienze Politiche oltre a diversi corsi di perfezionamento e master. Altre sedi distaccate sono a Reggio Calabria e Palmi.
| Maschera tipica "'Giangurgolo" |
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Nata in città nel tra il XI e il XII secolo , al tempo della Commedia dell'arte, divenne famosa in quanto rappresentava la figura del Capitano di origine spagnola, vanitoso e bugiardo, che ha più del furfante che dell’uomo d’armi. Secondo l’opinione più accreditata, dal punto di vista etimologico Giangùrgolo vuol dire “Gianni l'ingordo”, per la sua caratteristica distintiva: l’ingordigia. La figura è caratterizzata da una maschera rossa con un nasone di cartone, in testa un cappello a forma di cono, di colore nero, con fascia rossa, ornato con una piuma di pavone. Grande mangiatore, consuma carretti di maccheroni, molto pane e intere botti di vino, adopera la spada per inezie, ma è sempre pronto a fuggire come il vento.La simpatica maschera, era protagonista sui palcoscenici dei teatri secenteschi soprattutto perché rappresentava la realtà regionale e dialettale calabrese durante la dominazione spagnola. |
La tradizione teatrale della città risale al tardo Seicento quando in occasione della nascita dell'erede al trono spagnolo, ci furono quasi due mesi di rappresentazioni che animarono piazza San Giovanni. Le attività teatrali si continuarono a svolgere nelle piazze cittadine e in un piccolo teatro in piazza Duomo, distrutto dal terremoto del 1783.
In seguito venne costruito lo storico Teatro Comunale, progettato dall'architetto Vincenzo De Grazia nel 1818 e terminato nel 1830. Il teatro rappresentava opere di Pergolesi, Rossini, Goldoni, Giacosa e D'Annunzio, Scribe, Sardou, Mirabeau, Dumas, Ibsen, Tolstoj, Shakespeare, Dostoevskij. Ne calcarono il palcoscenico i più noti artisti del tempo, da Ermete Novelli a Ermete Zacconi, da Giovanni Emmanuel a Gustavo Salvini.
In seguito alla crisi economica e sociale che investì la città dopo la prima guerra mondiale, il teatro declinò e venne infine demolito nel 1938, mentre l'attività teatrale continuò in modo diseguale con il teatro Masciari, fino alla costruzione del teatro Politeama nel 2002.
Attualmente è sede dell'Accademia internazionale "Officina teatrale". Il terzo polo artistico italiano con Milano e Roma.
Le testate giornalistiche con sede a Catanzaro sono:
Altre testate regionali con sedi distaccate a Catanzaro sono:
Catanzaro è sede delle due più importanti emittenti televisive regionali terrestri e di una satellitare:
Il culto di San Vitaliano da Capua venne introdotto, con la traslazione delle reliquie del santo, giunte dal santuario di Montevergine e da Benevento, in una apposita cappella della cattedrale voluta dal conte Pietro Ruffo nel 1311. Dopo la rovina della cappella le reliquie furono trasferite ufficialmente dal vescovo Nicolò Orazio nel 1583. Secondo la tradizione dal suo sepolcro sarebbe trasudato un liquido miracoloso detto "manna".
Il santo è ricordato il 16 luglio, in ricordo probabilmente della prima traslazione delle reliquie, ma viene celebrato a Catanzaro anche in occasione della domenica in albis. Nel 1922 fu celebrato solennemente il settimo centenario dell'arrivo delle reliquie
La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, è caratterizzata da una predominanza di sapori forti e decisi con il frequente uso del peperoncino piccante perennemente presente in tutte i piatti tradizionali.
Il piatto forte della gastronomica locale è il morzeddhu, di solito servito caldo nella pitta, pane casereccio piuttosto schiacciato e dalla forma circolare, tagliato a libretto. L'ingrediente base è costituito dalle interiora di vitello (diuneddhi), con conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso.
Altro piatto tipico locale sono i vermituri ossia le lumache di terra bollite al sugo con l'aggiunta di peperoncino. Il piatto ha radici molto antiche, vengono raccolte durante le prime piogge nel mese di Ottobre e la preparazione è rimasta intatta nel tempo. L'usanza prevede che siano lavate bene per eliminare la terra, poi lasciate riposare in un recipiente forato munito di coperchio per 24 ore. Dopo vengono risciacquate e fatte bollire per più di mezz’ora in una padella con olio, pomodori, aglio, sale, origano e peperoncino piccante.
Vari i primi piatti: "pasta e ceci con finocchi selvatici", "pasta dei mietitori", con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate), la pasta di casa che ha una preparazione tutta particolare e che è condita con un ragù particolare caratterizzato da 'Nduja, carne macinata, carote, patate bollite, peperoni, olio extravergine d'oliva, aglio, cipolla, sale e in fine parmiggiano o pecorino; e la "pasta con le alici", preparata con alici sotto sale, mollica di pane e peperoncino piccante. Molto utilizzata la carne di maiale e di manzo.
Da segnalare le conserve, come ìalici o sarde salate, melanzane sott'olio, o in agrodolce (alla schipece).
Tra i dolci i monaceddi (uova sode farcite di cacao e fritte), la pitta 'nchiusa e le cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua.
Tra i vini si segnala Malvasia, Bivongi rosso, Lamezia, Scavigna, Savuto, Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto rosso o rosato , Valdamato.
Tra i drink da aperitivo si segnala il cocktail piccante di origine catanzarese chiamato Momò. Molto bevuto soprattutto nei mesi estivi, è composto da Bitter Campari , Vecchio Amaro del Capo, Seltz con l'aggiunta di spiedino di frutta è un peperoncino locale interamente immerso nel drink che rende la bevanda leggermente piccante.
Catanzaro, è in parte sede della giunta regionale della Calabria (l'altra parte fa capo alla città di Reggio), ospita tutti gli assessorati regionali, tutte le istituzioni di valenza regionale ed anche sede consolare per Calabria e Basilicata del Marocco e della Russia e per la sola Calabria della Spagna[18]
Catanzaro è stata sede di diverse tappe del Giro d'Italia:
Olimpiadi: Il 28 dicembre 2005 Catanzaro è stata tappa del viaggio della Fiaccola olimpica per le Giochi olimpici invernali di Torino 2006.
La città è servita da due aeroporti. Il principale è lo scalo internazionale di Lamezia Terme a circa 28 Km distanza e collegato tramite la Strada Statale 280 dei Due Mari. L'altro è lo scalo di S'Anna situato nel comune di Isola Capo Rizzuto, distante 45 Km e collegato tramite la strada statale 106 Jonica.
Per la sua posizione centrale la città è un importante snodo stradale di collegamento della costa jonica con quella tirrenica: è attraversata dalla strada statale 106 Jonica che da Lido si collega all'Autostrada A3 tramite la strada statale 280 dei Due Mari.
La Funicolare di Catanzaro, è il mezzo di trasporto più funzionale per chi deve raggiungere il centro provenendo dai quartieri a sud della città. Le stazioni sono tre: "Sala", "Piano Casa" e "Piazza Roma". Il tempo di percorrenza è di circa 5 minuti. Il servizio è gestito dalle Ferrovie della Calabria Principali caratteristiche dell'impianto:
| Sistema metropolitano di trasporto Metropolitana di superficie Catanzaro |
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|---|---|
| Inaugurazione | {{{inaugurazione}}} |
| Chiusura | {{{chiusura}}} |
| Riapertura | {{{inaugurazione2}}} |
| Attuale gestore | Ferrovie della Calabria |
| Lunghezza | linea urbana 20 km - linea extraurbana 42 km |
| Tipo | a cremagliera |
| Mezzi utilizzati | 12 |
| Numero linee | {{{n_linee}}} |
| Numero stazioni | linea urbana 11 - linea extraurbana 12 |
| Passeggeri al giorno all'anno |
{{{pass_giorno}}} |
| Note | {{{note}}} |
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▼ Espandi
Pianta
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Il sistema dei bus urbani comprende 49 linee ed è gestito dalla società AMC (Azienda per la mobilità di Catanzaro).
La metropolitana di Catanzaro, gestita delle Ferrovie della Calabria ha un traffico annuale di circa 1.600.000 passegeri. È costituita da due linee: la "Linea urbana", che attraversa tutto il comune dai quartieri sud a quelli nord della città e comprende 11 stazioni, e la linea "Comuni dell'hinterland", che consente un rapido collegamento con i comuni limitrofi della città, conta 20 treni e interessa 12 comuni per un totale di 180.000 abitanti.
Si tratta di un porto turistico costituito da un molo foraneo e da un molo di sottoflutto quasi completamente distrutti dal mare. Ad uso soprattutto per i pescatori locali come porto rifugio, attualmente sono in fase di completamento i lavori di ristrutturazione con la creazione di una darsena di 280 ml di banchine d'accosto riservata soprattutto per i pescherecci con pontili d'attracco composti da elementi gallegianti della larghezza di 2,50 m e lunghezza 8,60 m e il potenziamento dei due moli principali che porterà la capacità a circa 400 ormeggi così suddivisi:
| Classe | Lunghezza in m | Ormeggi |
|---|---|---|
| A | 18,00 | 16 |
| B | 15,00 | 29 |
| C | 12,00 | 51 |
| D | 10,00 | 60 |
| E | 8,00 | 164 |
| F | 5,50 | 65 |
Sono in pieno svolgimento i lavori di urbanizzazione della Valle del Corace, area limitrofa ai quartieri di Germaneto, Santa Maria e Lido. Il letto del torrente Corace sarà trasformato in un importante snodo stradale, ferroviario e metropolitano. È in fase di conclusione la variante alla SS 280, che percorrera in lungo il letto del torrente congiungendosi alla nuova variante della SS 106 all'altezza del quartiere Santa Maria e terminando in prossimità della foce con l'uscita nel quartiere Lido.
Il pendolo di Catanzaro, come è stato soprannominato, è un tratto a cremagliera ATB progettato per superare le pendenze tra il quartiere di Germaneto-Santa Maria-Lido-Catanzaro centro. La gestione è prevista da parte delle Ferrovie della Calabria e del comune di Catanzaro, il progetto prevede l'origine della linea dalla nuova stazione di Catanzaro centrale, già realizzata nel quartiere Germaneto. Il costo previsto è di 40 milioni di euro e si prevede il completamento entro il 2009.
Una nuova linea di metropolitana leggera è stata progettata nel tratto Catanzaro Lido-Germaneto-Settingiano: attualmente è in fase di realizzazione e si prevede il termine dei lavori entro il 2009. È stata inoltre progettata una seconda linea di metropolitana leggera ("metropolitana Jonica") sul percorso Botricello-Catanzaro-Soverato, che consentirà il collegamento tra i comuni della costa ionica.
La cerniera di Catanzaro. Sistema di infrastrutture che collegherà il centro storico la stazione nel quartiere Sala. Partirà dalla stazione di Sala è sarà composto da due direttrici di collegamento: la prima consisterà in una passerella meccanizzata consentirà di raggiungere la stazione della Funicolare e da lì Piazza Roma; la seconda prevede una serie di ascensori che permetteranno di raggiungere il quartiere Bellavista.
| « ……la parte alta della città che sembra voglia svincolarsi dal declivio collinoso su cui riposano le sue case, e forse desiosa di azzurro e di verde tende a stendersi, risalendo coi suoi fabbricati, ancora in alto, verso le montagne presilane che poi azzurramente cupe degradano sino, a poco a poco, a raggiungere le acque silenziose del classico golfo di Squillace. E’ sempre bello a vedere questo giardino, nei tepidi pomeriggi di autunno e nelle primavere aulenti, nelle fresche mattine d'estate e nelle luminose giornate d'inverno… » | |
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(Giovanni Pascoli durante la sua visita nel 1899)
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| « Io le voglio un gran bene a quella città di Catanzaro, e piacevolmente mi ricordo sempre di tante persone che vi ho conosciute piene di cuore e di cortesia, ingegnose, amabili, ospitali [...] » | |
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(Luigi Settembrini "Ricordanze della mia vita")
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| « ...credo che quel greco Flagizio, lasciando il mare dove per acque stagnanti è un'aria grave e malsana, sia salito sul monte dove ora inalzasi Catanzaro: e vedendo per uno spazio interminato una bellissima varietà di sottoposte colline, dipinte di varii colori dai verdi seminati, dalle vigne, dagli ulivi, e tra queste colline a piedi della città una fertile valle irrigata da molti ruscelli, e che corre per cinque miglia insino al mare; ed il mare che larghissimo si spande dal Capo Colonne presso Cotrone sino alla punta di Stilo; invaghito da tanta stupenda bellezza, abbia chiamato quel monte oros katanderon , che vale sul florido , quasi volesse dire il monte che soprasta le colline e la valle fiorente . Cangiandosi poi l'n in a (mutazione comunissima del dialetto dorico e nei dialetti di tutte le lingue) hassi la parola katandaron , la quale pronunciata colla d, come si pronunzia dai greci moderni, corrisponde limpidamente alla parola Catanzaro. […]Bellissimo adunque è il nome della città di Catanzaro: ed ella sarà veramente florida se alla bellezza del sito congiungerà un'altra più desiderabile e lodevole bellezza, quella cioè delle buone arti e dei modesti costumi[...] » | |
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(Luigi Settembrini "Ricordanze della mia vita")
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.
| « Qui mi sento bene, anzi molto bene, perché è qui che è più bello vivere […]. Nella mia geografia ancora sta scritto che tra Catanzaro e il mare si trovano i Giardini delle Esperidi » | |
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(George Gissing)
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| « “(…)Diligenti sono i Catanzaresi, solerti, intenti alle scienze del foro e della magistratura, alle belle arti, all'industria, alla mercanzia. La loro più grande industria, come altrove si è detto, è quella della seta, del velluto e delle stoffe, introdotte in Catanzaro la prima volta da Roberto Guiscardo. La gioventù, in generale è buona, leale, generosa, ospitale, nobile ne' portamenti, fervida nell'amore della patria; facile però delle volte e inchinevole all'ira, allo sdegno e alla vendetta. Nelle donne si ammira generalmente, un fior di beltà, un riso ch'è tutto grazia, semplicità e modestia.” » | |
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(Eugenio Arnoni, da “La Calabria Illustrata”, 1874 – ‘75)
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| « In attesa di vedere attuati i progetti che loro meditano, conduciamo una vita molto beata a Catanzaro, che è la più graziose e potente della città della Calabria e indubbiamente la più gradevole per risiedervi. La sua posizione, su un colle, a due miglia dal mare, è salubre e graziosa. I suoi abitanti sono affabili, laboriosi e sono i soli in tutta la regione che usino cortesie verso i francesi. » | |
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(Duret de Travel, da: “Lettere dalla Calabria”, 20 Settembre 1808)
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Sindaco: Rosario Olivo (DS) dal 12/06/2006
Centralino del comune: 0961 8811
Posta elettronica:
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| Per approfondire, vedi la voce Antichi rioni di Catanzaro. |
Il territorio comunale è suddiviso in 22 quartieri a loro volta ripartiti in vari sobborghi e rioni, inizialmente raggruppati in 11 circoscrizioni e successivamente, dopo il 2005, ridotte a 4.
| Circoscrizione | Quartieri | Superficie in km² | Popolazione | Densità ab./km² |
|---|---|---|---|---|
| I | S'Elia - Pontegrande - Pontepiccolo - Gagliano - Mater Domini - S'Antonio | 43,25 | 17.285 | 399,67 |
| II | Stadio - Centro Storico - San Leonardo | 10,11 | 27.981 | 2.767,66 |
| III | Sala - Siano - Santa Maria - Germaneto | 32,08 | 25.759 | 802,97 |
| IV | Aranceto - Corvo - Fortuna - Lido | 21.86 | 24.974 | 1.004,60 |
| Numero | Quartiere |
|---|---|
| 1 | Gagliano |
| 2 | S'Elia |
| 3 | Siano |
| 4 | Pontegrande |
| 5 | Mater Domini |
| 6 | Stadio - Pontepiccolo - San Leonardo |
| 7 | S'Antonio |
| 8 | Centro Storico |
| 9 | Pianicello |
| 10 | Sansinato |
| 11 | Sala |
| 12 | Cava |
| 13 | Germaneto |
| 14 | Santa Maria |
| 15 | Santo Ianni |
| 16 | Corvo |
| 17 | Aranceto |
| 18 | Barone |
| 19 | Fortuna |
| 20 | Marina - Casciolino |
| 21 | Giovino |
| 22 | Belladonna |
|
Veduta centro storico |
Via Antonio Menniti Ippolito e campanile del Duomo |
Piazza Garibaldi, Assessorato alla Cultura e Chiesa di San Giovanni |
Corso Mazzini e Chiesa di San Giovanni |
|
Corso Mazzini e Basilica dell'Immacolata |
Piazzale esterno del complesso monumentale del San Giovanni |
Teatro Politeama |
Il Duomo |
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Lungomare con il porto sullo sfondo |
Panorama dal 2° molo del porto |
Stazione tram di Piazza Roma nel 1903 |
Edificio eclettico in via Crispi |
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Piazza Matteotti e sullo sfondo a destra la Corte D'appello |
Parata della Brigata Catanzaro su Corso Mazzini'900 ad inizio |
Fontana in piazza Santa Caterina |
Madonna dell'Immacolata |
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Quartiere Marina nel 1923 |
Torre Cavallara |
Scorcio di Piazza Matteotti |
Al 31 dicembre 2006 risultano residenti 1170 cittadini stranieri nel cumune di Catanzaro, così suddivisi per nazionalità (sono riportate solo le etnie che superano le 9 unità): [19]
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Rispetto alle città di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, Catanzaro dista circa 50 km in linea d'aria.
Dai quartieri nord della città in alcune giornate particolarmente limpide è possibile vedere contemporaneamente il mar Tirreno, il mar Ionio l'isola di Stromboli e le isole Eolie.
Catanzaro detiene il record del tuffo più lungo del mondo ottenuto il 14 agosto 2008. 11.864 persone, sparse sui 6 km di costa del quartiere marinaro della città si sono tuffate contemporaneamente in mare, ottendendo il record del tuffo più lungo e condidando la città come possibile vincitrice del Guinnes per il tuffo più numeroso.